VOGHERA – Giro di fatture false per 10 milioni di euro scoperto dalla Finanza VOGHERA. Scoperto un giro di fatture false per oltre 10 milioni di euro dalle Fiamme Gialle di Voghera nelle indagini svolte nell’ambito dell’inchiesta della Procura della Repubblica di Voghera sul caso Iron che aveva già condotto all’arresto di alcuni imprenditori oltrepadani per i reati di illecito traffico di rifiuti e bancarotta fraudolenta. Ad aver congegnato il meccanismo frodatorio ci sono 5 società operanti nel settore della commercializzazione di rifiuti.
Dopo il dissesto delle imprese del gruppo Raimondi decretato dal Giudice del Tribunale Civile di Voghera, la tranche “fiscale” delle indagini, avviate dal personale del Corpo Forestale nel settore ambientale, è stata assegnata alla Guardia di Finanza di Voghera.
E così l’azione investigativa più ampia curata dai finanzieri, e frutto di una sinergia con il Corpo Forestale, ha riguardato, principalmente, i metodi adottati nella gestione delle numerose società coinvolte nel caso Iron e che ha permesso di accertare una considerevole frode fiscale commessa dagli stessi soggetti già indagati per illecito traffico di rifiuti e bancarotta fraudolenta, e di nuovi soggetti a loro riconducibili.
L’esame della copiosa documentazione acquisita nel corso delle indagini delegate dalla locale autorità giudiziaria e che comprendeva scritture contabili, bilanci, formulari dei rifiuti, documenti di trasporto, fatture, autofatture, oltre all’analisi delle movimentazioni bancarie - in alcuni casi, semplici operazioni di appoggio-, e di tutte le operazioni finanziarie riconducibili alle società coinvolte nella commercializzazione di rifiuti, hanno permesso di accertare un’estesa ed articolata azione fraudolenta ben architettata ma ricostruita grazie ad un’attenta analisi dei magazzini “contabili” e “fisici”.
In particolare, la complessa attività di servizio svolta dai finanzieri guidati dal tenente Giuseppe Granato, ha permesso di far emergere un collaudato sistema che permetteva alle imprese prossime al fallimento, di simulare finti carichi contabili; il funzionamento era questo: venivano emesse false fatture che erano giustificate solo in modo contabile ma senza alcuna movimentazione reale di merci oppure con movimentazioni avvenute ma in modo del tutto diverso da quanto risultava dalle documentazioni.
In pratica, a fronte di inesistenti acquisti, le società producevano autofatture, giustificativi dell’ingresso della merce che erano solo fittizzi. La registrazione in contabilità dell’acquisto fittizio permetteva agli autori del sistema di assumersi la paternità della merce da poterne giustificare in un momento successivo, l’uscita anche attraverso la falsificazione della documentazione di accompagnamento, e di mascherare, se necessario, la merce realmente commercializzata.
Vantaggi c’erano anche per le imprese compiacenti, destinatarie del documento e utilizzatrici delle fatture per operazioni inesistenti; la frode infatti produceva un doppio effetto: da un lato creava un carico contabile “pulito” che attestava l’acquisto della merce, dall’altro consentiva il vantaggio di un consistente abbattimento del reddito d’impresa e, in alcuni casi, la disponibilità extra-contabile di una ragguardevole entità di denaro contante frutto della restituzione di una parte delle somme incassata, solo temporaneamente, dai “fornitori”.
Per occultare la reale origine della merce, i trasportatori impiegati per il traffico della stessa, anch’essi figure chiave della catena, venivano dotati di falsi documenti di trasporto.
Per comprendere l’artificio messo in atto dai soggetti autori degli illeciti ambientali e fiscali, bisogna tenere ben distinto il reale circuito commerciale della compravendita di rottame metallico dal parallelo circuito virtuale/cartolare di certificazione degli scambi, quest’ultimo creato nel tentativo di giustificare e certificare i movimenti della merce-rifiuto.
Coinvolte nella filiera criminale ben 5 società, denunciati alla Procura di Voghera 4 responsabili tutti accusati di aver emesso fatture per operazioni inesistenti a favore di soggetti economici fittizzi utilizzatori finali dei rifiuti.
Prezioso anche il contributo ispettivo fornito dalle Fiamme Gialle vogheresi nella ricostruzione della dinamica del fallimento societario e della bancarotta fraudolenta degli indagati, frode diretta ad aggravare l’insolvenza e a violare le legittime aspettative dei creditori.
Su questo fronte le indagini hanno consentito di ricostruire il complesso delle attività di dissimulazione e distrazione delle disponibilità economiche societarie attuate dagli imprenditori falliti accertando un tenore di vita tanto elevato da essere sproporzionato rispetto alle reali possibilità. Lusso e benessere resi possibili, soprattutto, dai soldi prelevati dalle casse societarie e dai proventi delle frodi fra cui la falsa fatturazione.
Il risultato positivo con cui si è conclusa l’operazione Iron, è stato raggiunto grazie alla stretta collaborazione investigativa realizzatasi tra il Corpo della Guardia di Finanza ed il Corpo Forestale dello Stato, che ha saputo unire professionalità e competenze diverse.
04 / 07 / 2009
Contatti
Per contattare la redazione del sito Ecodipavia scrivere all'indirizzo email ecodipavia@email.it
Link di approfondimento
Link utili per approfondire il tema cronaca Oltrepò Finanza
Segnala un sito/link di approfondimento
|
|