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SILVNO PIETRA - Gli agricoltori dicno no alla centrale elettrica a sorgo.

SILVANO PIETRA. Il 24 febbraio alla conferenza dei servizi convocata per discutere della centrale elettrica a sorgo, il Comune di Silvano chiederà le più ampie garanzie su un progetto che incontra diverse perplessità degli amministratori e sul quale gli agricoltori presenti al consiglio aperto di ieri si sono detti contrari nonostante i contatti in corso tra le associazioni agricole e gli industriali per definire contratti di acquisto del sorgo superiori ai 3 anni. Intanto dal sindaco di Casei Ezio Stella è riemersa la disponibilità ad accogliere la centrale sull’area dell’ex zuccherificio, che nel Pgt di Casei è prevista industriale. Il sindaco di Silvano Alessandro Panigazzi ha sottolineato invece come alcune richieste relative alla viabilità, presentate dal Comune alla società che realizza l’impianto, sono rimaste senza risposta.“E poiché le infrastrutture sono importanti e per evitare di arrivare tardi come a Casteggio – ha detto Panigazzi - abbiamo deciso di raccogliere il parere dei cittadini e degli agricoltori ma anche dei sindaci vicini”. E gli agricoltori sono stati chiari: il sorgo danneggia il territorio, richiede eccessiva acqua che se manca non permette al sorgo di crescere. Stringa, agricoltore, da 20 anni coltiva sorgo ma espone tali problemi: “E’ una pompa idraulica che continua ad assorbire acqua e se non la si irriga come richiede, dura solo un anno e dà pochissimo –spiega Stringa –. Ma questo gli agricoltori, per inesperienza, non lo sanno e sperano di ricavare utili coltivandolo. Ma per produrre 1 chilo di energia occorre 1,2-1,4 chili di sorgo; dunque è antieconomico. Per un agricoltore che produce altro è un delitto passare a sorgo, senza trascurare la tristezza di produrre una cosa da bruciare invece di qualcosa da mangiare. Per l’Oltrepò è un’assurdità”. Altri agricoltori come Corti e Giglio hanno ribadito il no al sorgo sulle loro terre per non danneggiarle. E’ emersa anche la critica dei politici presenti come l’assessore di Voghera Gigi Fronti ed il consigliere regionale Lorenzo Demartini che ha definito la centrale “il grande inganno e un nuovo camino sulla testa dei cittadini”. “La tecnologia è quella per bruciare i rifiuti – ha detto Fronti – inoltre è appena sotto i 50 megawatt per evitare i controlli previsti per le centrali maggiori ed è accanto a quella elettrica creando un cumulo energetico assurdo. Un bel biglietto da visita per l’Expo 2015!”. Non si vive di solo Expo che non darà indotto sufficiente in futuro, ha detto Giuseppe Ghezzi presidente Coldiretti Pavia che, con i colleghi della CIA Carlo Murelli e dell’Unione Luciano Nieto, ha evidenziato come le scelte fatte dalle tre associazioni sono frutto di accordi con gli agricoltori per cercare di garantire il loro lavoro dopo la chiusura dello zuccherificio e per creare una filiera agricola idonea alla nuova realtà del territorio.
E inoltre la centrale che cosa si brucerà: solo sorgo o anche rifiuti? Intorno a questo si è acceso il dibattito. Il problema emerge anche da una delibera comunale del 12 ottobre 2009 in cui si legge che “gli stessi progettisti dichiarano la flessibilità dell’impianto a consentire l’utilizzo di qualsiasi tipo di biomassa e la tecnologia di trattamento dei fumi è già prevista anche su impianti alimentare a rifiuti”. All’accusa di diffondere notizie false mossa da un tecnico della società e dalle parole rassicuranti dei rappresentanti delle tre associazioni agricole, ha replicato sia l’esponente di Legambiente Roberta Marini della Consulta ecologica di Casei sia il consigliere vogherese Gigi Fronti. “Quando l’imprenditore non avrà sorgo a sufficienza – ha detto la Marini – ci dirà che è costretto a bruciare rifiuti per non fallire, tanto il suo impianto lo prevede”. “Non raccontiamo storie – ha commentato Fronti –. Nel progetto si legge che “le stesse tecnologie sono già state applicate e sono funzionanti anche su impianti alimentari a rifiuti”. Dunque chi lo ferma se decide una riconversione del genere?”

20 / 02 / 2010





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