PAVIA – Saperi e valori giapponesi con la cerimonia del té in Università.
PAVIA. Il Dipartimento di Studi Politici e Sociali dell’Università di Pavia in collaborazione con il Comune di Pavia e il Sistema Bibliotecario Intercomunale del pavese (SBI pavese), hanno organizzato per lunedì 7 aprile il convegno “La cerimonia del tè a Pavia”.
La giornata aprirà con il saluto delle autorità alle 10 nell’Aula Grande della Facoltà di Scienze Politiche, cui seguirà l’introduzione a cura di Kazuo Inumaru dell’Università di Pavia con l’intervento “Il tè come evento sociale e culturale in Giappone”. Seguiranno Silvio Calzolari dell’Università di Firenze che parlerà de “Il Buddismo ed il tè in Giappone” e Chiara Pelizza dell’Università di Pavia che approfondirà il tema de “Il Libro del tè di João Rodrigues”. Concluderà la mattinata Kuniko Tanaka dell’Università di Pavia con “La cerimonia del tè nello spazio in-finito”.
Nel pomeriggio i lavori riprenderanno alle 14 nella sede del Broletto di Pavia con la spiegazione in italiano della maestra Monique Arnaud sul tema “La Cerimonia del tè”. L’ingresso é a numero chiuso con la possibilità di prenotazione durante la mattinata. Al termine alle 16 verrà proiettato il film “La morte di un maestro del tè” di Kei Kumai.
Ma perché in Giappone ha così tanto valore e significato la ritualità della cerimonia del té?
La storia del tè, in Giappone, risale a quasi 1000 anni fa. Iniziò infatti con il monaco buddista Eisai (1141-1215), che dopo un periodo trascorso in Cina a studiare lo zen, tornò in Giappone portando con sé le piantine del tè che cominciò a coltivare nel giardino del monastero, convinto delle sue proprietà officinali.
La cerimonia del tè, dunque è nata sotto l’influenza del buddismo zen, e solo successivamente si diffuse come forma di intrattenimento trasformandosi ben presto in un rito e nel culto del tè.
La diffusione del tè è universale, ma in nessun altro luogo al mondo questa bevanda ha fornito un apporto così sostanziale alla cultura come in Giappone, dove l’atto di preparare e bere il tè – la cerimonia del tè, appunto, o cha no yu – ha acquisito un alto significato estetico, artistico e filosofico.
Le varie scuole differiscono le une dalle altre per i dettagli e le regole, ma mantengono intatta l’essenza della cerimonia che il grande maestro Sen no Soeki detto Rukyu aveva istituito. Quest’essenza è arrivata fino a noi incontestata e il rispetto per il fondatore è uno degli elementi che tutte le scuole hanno in comune.
Sen no Soeki ha raccolto i principi fondamentali, o meglio le virtù, della cerimonia del tè in quattro semplici parole:
wa, armonia tra le persone e con la natura, armonia degli utensili e la maniera in cui essi vengono usati;
kei, rispetto verso l e cose e sincera gratitudine per la loro esistenza;
sei, purezza interiore, ma anche nitore e pulizia delle cose che ci circondano;
jaku, tranquillità e pace della mente, conseguente realizzazione dei primi tre principi.
27 / 03 / 2008
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