MONTESCANO – Raggirare la parola per vincere l’afasia
MONTESCANO. 150mila sono gli afasici da malattie cerebrovascolari attualmente in Italia, ai quali si aggiungono i pazienti afasici per altri tipi di lesione cerebrale, di origine traumatica o tumorale; un disturbo che interessa ogni anno oltre 40mila persone in Italia.
Se la vita, infatti, è fatta di relazioni e di comunicazione, chi soffre di afasia vive come “murato vivo” con una forte sofferenza interiore e una grande frustrazione causate dall’impossibilità di dare voce ai propri pensieri e di instaurare un contatto con chi gli sta intorno.
Nuovi codici, comunicazione visiva, conversazioni alternative: questo l’impegno del Servizio di Logopedia dell’Istituto di Montescano dell’IRCCS Fondazione Maugeri per vincere questo grave disturbo esito di una lesione cerebrale. Porte aperte quindi sabato prossimo 17 ottobre dalle 10 alle 16 per coloro che vogliono approfondire con operatori, specialisti, docenti nazionali e volontari, le problematiche legate al linguaggio, in occasione della 2° Giornata Nazionale dedicata all’AFASIA.
Il Servizio di Logopedia dell’Istituto Scientifico di Montescano, sede provinciale dell’Associazione Italiana Afasici (A.IT.A.), è attivo in particolare sul fronte del recupero di casi più gravi di afasia, nei quali il linguaggio verbale è perduto e i test tradizionali per la valutazione del disturbo afasico non possono nemmeno essere somministrati; qui si mettono a punto diagnosi ed interventi terapeutici su misura per il trattamento specifico del paziente afasico. Il primo momento importante per il paziente è infatti quello della diagnosi, che riguarda tutti gli aspetti del linguaggio: la comprensione di parole, di frasi, l’eloquio spontaneo, la scrittura, la lettura. In base alla diagnosi si procede con la definizione del programma riabilitativo.
Presso il Servizio di Logopedia dell’Istituto Scientifico di Montescano si utilizza anche la metodologia fondata sulla comunicazione non verbale, puntando sul tono, sulla mimica, sulla postura, sui gesti o sulle immagini o ancora sugli sguardi per trovare una possibilità alternativa di comunicazione, creando strumenti affinché il paziente possa farsi comprendere attraverso un nuovo codice, un sistema di segnali condiviso che permetta di ricostruire e decifrare quel messaggio. Per comunicare, a Montescano si impiega materiale visivo, come il menù iconico o la mappa iconica del dolore e dei bisogni. Il paziente torna così attore della propria vita, nonostante la disabilità, esprimendo bisogni, preferenze e persino concetti astratti, ingaggiando vere conversazioni. Da questo nasce l’iniziativa dei “Salottini”, momenti di conversazione alternativa in una dimensione non ospedaliera.
Altrettanto fondamentale è la valutazione delle capacità residue. Rieducare al linguaggio significa sfruttare al massimo le abilità rimanenti, ripristinando, laddove possibile, le funzioni danneggiate. Un lavoro di anni che coinvolge tanto il paziente quanto le persone che gravitano attorno a lui (dagli operatori sanitari ai famigliari). Le attività previste per stimolare un recupero funzionale si basano su un programma intenso e prolungato che in molti casi utilizza solo carta e matita. La rieducazione, fatta di stimolazioni mirate in base alle capacità residue, prevede interventi programmati su misura: ogni paziente rappresenta infatti un caso unico. L’obiettivo è migliorare la capacità di comunicare, con traguardi graduali e specifici, per una vita di relazione che sia il più possibile soddisfacente.
“Dal 2003, primi in Italia, - spiega la dottoressa Caterina Guarnaschelli, Primario dell’U.O di Riabilitazione Specialistica Neuromotoria 2 - abbiamo implementato metodi che si rifanno alle tappe di sviluppo precedenti alla formazione del linguaggio verbale, per recuperare le possibilità di comunicazione della persona basandosi sulla sua capacità di simbolizzazione. Il lavoro del logopedista consiste nel capire cosa il paziente vuole comunicare e trasformare il messaggio compreso in una rappresentazione iconica”. A questo processo si rifanno le tecniche della Comunicazione Aumentativa e Alternativa. “Abbiamo trovato un metodo per ristabilire un contatto - conclude la dottoressa Guarnaschelli - la possibilità di esprimere ciò che piace o non piace, ad esempio nella scelta del menù, ma anche di raccontarsi. Questo riduce sensibilmente l’ansia e la disperazione del paziente, ma anche la frustrazione dei caregivers”. In quest’ottica, a Montescano si tengono corsi e seminari per i logopedisti e si organizzano altre attività formative rivolte ai famigliari aggregati nella Federazione A.IT.A..
Chi è il paziente afasico?
Afasico è colui che, a causa di una lesione cerebrale a carico dell’emisfero sinistro che governa il linguaggio, rimane incapace di formulare e comprendere messaggi orali o scritti. Si tratta di persone con funzioni cognitive spesso integre, cui manca la parola, che hanno piena intenzione di comunicare e di avere un ruolo attivo nella loro vita ma sono impossibilitati ad utilizzare normalmente il linguaggio nelle attività comunicative di tutti i giorni. I disturbi afasici assumono forme diverse; a volte si tratta della difficoltà a trovare o pronunciare le parole, altre volte non si è in grado di costruire frasi corrette. In alcuni casi non si riesce a parlare, in altri a scrivere, in altri ancora non si comprendono le parole udite o lette.
14 / 10 / 2009
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