ARENA PO - Il sindaco rileva emergenza per amianto abbandonato mentre continua il censimento dei tetti in amianto
ARENA PO. Occorre territorializzare la conoscenza dei problemi determinati dall’amianto per ottenere la massima collaborazione dei cittadini, che mostrano un’attenzione ancora modesta al problema, forse a causa dei tempi lunghi che le patologie asbesto-correlate hanno. La riflessione è del sindaco di Arena Po Valeria Morganti che, dopo aver aperto lo Sportello Amianto stabilendo una forte sinergia con l’associazione Avani di Silvio Mingrino, sta ora procedendo con la raccolta dei dati del censimento delle superfici in amianto. Il Comune ha intanto provveduto alla bonifica dell’ex Consorzio Agrario ora asilo nido, ma il sindaco guarda a quello che ancora occorre fare, tra cui la sensibilizzazione e l’informazione dei cittadini non solo di Arena ma dell’intero territorio affinché sia chiaro che si tratta di un’emergenza generale e che ci sono ancora tante superfici da verificare, soprattutto in ambito privato. Un censimento obbligatorio e previsto dalla legge 257, che ha messo fuori legge l’uso dell’amianto ma che evidenzia anche un ulteriore emergenza di cui si trova sempre più vittima l’area comunale di Arena Po, con i suoi circa 24mila metri quadri di superficie.
“La bonifica del territorio è una priorità – spiega il sindaco Morganti – ma questa può avvenire non solo con la collaborazione di associazioni come l’Avani che abbiamo accolto molto volentieri, ma con il contributo consapevole di tutti i cittadini. Non è possibile impegnarsi nelle bonifiche e poi dover affrontare il problema crescente dell’abbandono di lastre di amianto lungo strade di campagna poco battute e dove è quindi difficile effettuare verifiche”. Il sindaco ricorda che in questi casi è compito del Comune affrontare i costi del trasferimento in discarica dell’amianto abbandonato abusivamente, e indica come fino a 2 anni fa i costi ammontassero a circa 1500 euro in media all’anno mentre quest’anno la soglia dell’importo preventivato è stato già superato mentre gli abbandoni aumentano.
“Personalmente transito spesso attraverso alcune strade secondarie per verificare se c’è amianto abbandonato – aggiunge l’assessore all’ambiente Giovanni Cordini – ma sarebbe necessario che i cittadini ci segnalassero quello che vedono per intervenire subito”. “Un abbandono criminale perché si provoca un rischio aggiuntivo di danno all’ambiente e alle persone – conclude la Morganti – in un momento in cui i dati comunicati da Ispesl o Inail in questi giorni alla Conferenza Mondiale sull’Amianto a Taormina, sono gravi”.
In effetti dall’Ispesl risultano 4000 morti l’anno per malattie da amianto come il mesotelioma, 17.000 nuovi casi registrati dall’Inail ogni anno, 27.700 siti contaminati in Italia a causa della lavorazione, dal dopoguerra al 1992, di 3 milioni 700mila tonnellate di amianto grezzo. E non esiste ancora la mappatura completa dei siti inquinati; i dati ufficiali della Regione Lombardia al 31 ottobre 2007 davano solo 8012 siti censiti con circa 6,5 tonnellate di amianto registrato; sullo stato di bonifica delle strutture, ad ottobre 2007 risulta dall’Asl di Pavia che 40 sono state bonificate e 245 erano da bonificare; tra i centri, Broni con 7 strutture indicate da bonificare inclusa la ex Fibronit che rientra nei 9 SIN Siti di Interesse Nazionale, Pavia (2), Voghera (1) e Mortara (1). Così Pavia si attesta a circa metà di questa classifica regionale che vede l’Asl di Brescia virtuosa con 1396 strutture bonificate e 106 da bonificare, seguita da Varese con 957 effettuate e 445 da fare, e dove il dato peggiore è dell’Asl di Legnano con 1041 sedi da bonificare e dall’Asl di Cremona con 853 bonifiche da fare. E nonostante questi dati, l’Ispesl ha evidenziato una scarsa collaborazione di governo ed enti locali ed una mancanza di fondi che ferma le operazioni di censimento e successiva bonifica visto che finora sono stati stanziati solo 50 milioni di euro destinati ai 9 SIN finora individuati.
03 / 10 / 2009
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